Leonardo Bellini intervista Giacomo Mason

Leo: ciao Giacomo, prima di addentraci nella conversazione parlaci un po' di te; come ti definiresti, o come ti piacerebbe che gli altri ti vedessero..?

Sono innanzitutto un formatore, e mi occupo di accompagnare le organizzazioni nel delicato passaggio a modelli più aperti di collaborazione con le nuove tecnologie.  

Leo: tra i tuoi interessi professionali vi è certamente l'intranet management (che è anche il nome del tuo blog) e di un libro di successo; secondo te quali sono i principali cambiamenti ed evoluzioni che vedi in questo ambito? 

Nell’ambito del management si sta passando da una visione monolitica (un settore gestisce tutto lo spazio) ad una visione plurale e condivisa. Nei primi progetti I.T. o H.R. gestivano in toto uno spazio per tutti gli altri: lentamente si sta passando all’idea di una gestione condivisa. Naturalmente ogni azienda realizza questo passaggio a modo suo, attraverso strumenti organizzativi propri (gruppi di lavoro allargati, comitati editoriali, redazioni diffuse, campagne di coinvolgimento, strumenti collaborativi a disposizione di tutti).  In genere nei migliori progetti troviamo un bilanciamento ottimale tra una gestione centralizzata degli aspetti infrastrutturali e di design e una gestione partecipata dei contenuti. 

Leo: Cosa significa Intranet 2.0 per un'azienda o per una Pubblica Amministrazione?

Le intranet sono da una decina d’anni al centro di un lento cambiamento che ne ridefinisce il ruolo, le caratteristiche e i contenuti: da meri depositi documentali o da semplice vetrina del Vertice si stanno collocando, anche sulla spinta dei cambiamenti avvenuti nella grande Rete, sempre più al centro dei processi organizzativi.

Quello che io chiamo “intranet 2.0” è un insieme di trasformazioni congiunte che stanno avvenendo su questi spazi:

  • un cambiamento degli obiettivi, che diventano più centrati sulla soluzione di problemi organizzativi;
  • un cambiamento nelle caratteristiche standard, che assumono di default alcune caratteristiche delle applicazioni web di nuova generazione (profilazione, personalizzazione, interattività, sistemi di notifica, gestione dell’identità personale, classificazioni fluide);
  • un cambiamento negli standard di progettazione, orientati all’“employ centred design” e al partecipatory design;
  • Un cambiamento nei sistemi di governance, attraverso la creazione di redazioni diffuse e capillari per arrivare a sfiorare logiche SaaS
  • E naturalmente un cambiamento di tecnologie a supporto, con l’introduzione di strumenti orientati alla collaborazione, all’apprendimento online e alla creazione diffusa di contenuti.

 

Leo: Dalla progettazione  delle intranet  alla creazione di Spazi di interazione sociale..; sulla base della tua esperienza  in che modo le aziende stanno percependo e vivendo questo cambiamento? Stanno modificando la propria visione e approccio alle loro Intranet aziendali?

Le aziende vivono il cambiamento in modo ambivalente: vogliono innovare ma hanno paura, vogliono trasformare ma sono schiave delle loro abitudini organizzative. Ma questo è normale: veniamo da un modello organizzativo che ha due secoli di storia e nessun cambiamento può essere portato con uno schiocco di dita: le persone hanno aspettative e diffidenze, hanno urgenze e abitudini e dobbiamo costruire sempre dei punto che colleghino il vecchio al nuovo per non apparire marziani. Ma la forza delle cose supera in genere quella delle paure: oggi le aziende hanno problemi concreti da risolvere che riguardano la velocità, lo scambio di informazioni tra settori, il coordinamento tra uffici, la gestione dei saperi. Questi problemi sono la testa d’ariete su cui far passare soluzioni nuove. Ma è un gioco in cui devono vincere tutti: impiegati e dirigenti, manager e addetti. 

Leo: Cosa ne pensi del design per il social web? Quali sono secondo te i princìpi chiave, le linee guida per una corretta progettazione in ottica social?

Come ho detto spesso ogni ambiente social è fatto di tre componenti: contenuti e task, relazioni e identità. La prima cosa da fare nella progettazione di ambienti social interni è partire dall’identità: chi sono le persone che useranno l’ambiente e come si rappresentano in esso? Che informazioni mettono a disposizione degli altri e come possono usarle? Le persone sono qualcosa di più della rappresentazione semplificata che ne dà il loro ruolo: dobbiamo cominciare a espriomere questa identità ricca per capire poi quali contenti condividere e quali relazioni abilitare. 

Leo: qual è  o quali sono secondo te  i principali errori che un'azienda o un Ente dovrebbe evitare quando si approccia al concetto di E20?

Gli errori possibili sono tantissimi. Ne elenco alcuni: affidarsi solo alle tecnologie, costruire ambienti “alle spalle degli utenti”, essere intolleranti verso la divergenza, essere impazienti verso i risultati, essere approssimativi sulle metodologie di progettazione, essere elitari sui contenuti, affidarsi alle mode del momento, pensare che un progetto funzionerà “ a prescindere” solo perché è “2.0”   

Leo: per finire una domanda di prammatica.. parlaci dei tuoi progetti e del tuo nuovo libro.. Rispetto al tuo libro precedente come potresti riassumere questa nuova era di conoscenza e condivisione che stiamo attraversando?

Il mio nuovo libro cerca di fornire tutte le indicazioni progettuali per realizzare intranet innovative in azienda. È una sorta di roadmap che dà consigli pratici di realizzazione. Ho messo in questo libro tutto quello che ho imparato in dieci anni di attività.

La nuova sfida per questa nuova era di condivisione e conoscenza è trarne le dovute conseguenze sul piano gestionale e organizzativo: la posta in gioco è una nuova modalità di valorizzazione delle persone, un nuovo processo di legittimazione manageriale e un nuovo peso che i comportamenti cooperativi devono avere nella valutazione delle persone: insomma, chi condivide di più, chi coopera più fortemente, chi dimostra di aggiungere conoscenza all’ecosistema aziendale deve poter crescere più velocemente in azienda. Tutti temi che con la tecnologia hanno poco a che fare, me che riguardano la vita di chiunque lavori in un’impresa.

Intervista originale di Leonardo Bellini - http://www.digitalmarketinglab.it/